martedì 27 febbraio 2018

Albanesi nella Grecia medievale. Esegesi storica attraverso fonti Bizantine e Catalane

(di Vincenzino Ducas Angeli Vaccaro)

Albanesi nei possedimenti Catalani e del Despotato di Morea

Molti studiosi hanno determinato le prime migrazioni albanesi in Grecia tra la fine del 1200 e gli inizi del 1300 e questo perché, o mancanti della necessaria informazione storica, o perché ,  come giustamente enuncia il Ducellier, i vari nazionalismi greci, serbi e bulgari hanno volutamente occultare presenze massive di questa etnia in Grecia fin dal VI secolo. Riguardo questa tematica ho già pubblicato uno scritto prendendo in considerazione le Cronache Cipriote di Macheras che rilevano, in maniera inconfutabile, presenze albanesi nell’Ellade nel protomedievo. Quindi ritengo che le migrazioni del XIII non sono da considerare come le prime di una lunga serie.

Tra la fine del 1200 e gli inizi del 1300, numerose tribù albanesi, per sfuggire alle continue lotte tra i Thopia e i Balsa, il rigoroso regime feudale imposto dagli Orsini, nonché dal giogo di una inaudita fiscalità imposta soprattutto dagli slavi, si stanziarono, attraverso i monti del Pindo, in Tessaglia e furono così tanti da saturare quasi tutte le contrade di quella regione della Grecia. Al riguardo Giovanni Cantacuzeno, imperatore e cronista bizantino cosi scrive: “Sirgianni (nei tempi di Andronico II basileus dei romei dal 1282 al1328)  traversando i Locri e gli Acarnani, si rifugiò presso gli Albani i quali abitano circa la Tessaglia;  sono essi uomini agresti, dediti alla pastorizia e vivono con le proprie leggi.

Altrove lo stesso cronista scrive: “…mentre l’Imperatore era nella Tessaglia, gli Albani che riseggono nelle montagne di quella regione, e vivono senza Re, chiamandosi Malacasi, Bovii ( Bua, Lopesi) , e Massareti dal nome dei loro condottieri, del numero di 12 mila vennero a tributargli ossequii; poiché temevano non essere distrutti dai Romani durante l’inverno; difatti non abitando veruna Città, ma in luoghi montuosi e scoscesi, pensavano poter essere facilmente oppressi in quelle montagne altissime per il freddo e per le nevi.”

Agli inizi XIV secolo altre ondate migratorie di albanesi investirono superbamente la Tessaglia denominata anche dagli occidentali come Blachia ( Valachia) e di questo ne fa chiara menzione Marino Sanudo il Vecchio in una sua relazione al Bisbe ( Vescovo) di Capua  e riportata fedelmente  nel latino dell’epoca da Rubiò y Lluch nei Diplomatari dell’Orient Català: “ Venecia, 1325. Carta de Marino Sanuto al Bisbe de Capua en la qual dòna moltes informaciones sobre els Catalans d’Atens i Neopatria.

“Deus missit hanc pestem patriae Blachiae supradictae, quia ipse miserat quodam genus, Albanensium gentis nomine, in tanta quantitate numerosa, quae gens omnia quae erant extra castra penitus destruxerunt, tam eorum quam Castellanorum fuerunt, quam etiam eorum quae tenebantur a grecis: et ad praesens consumunt et destruunt taliter, quod quasi nihil remansit penitus extra castra.Castellani et graeci fuerunt quandoque simul ad expellendum Albanenses illos, sed nullatenus potuerunt, dicitur etiam quod Albanenses illi volebant recedere a patria supradicta, silicet Blachiae, quibus recedentibus occurrebant alii ejusdem gentis plurimi, dicentes illi: < quare hinc receditis?> responderunt: < quia non potuimus hic aliquod fortilitium obtinere> quibus illi addierunt dicentes:< nolite, hoc facere, quia multi cum uxoribus et filii in vestrum adjutorum huc venimus; et ideo omnes simul ad partes Blachia redeamus >. et sic omnes pariter sunt reversi. istam invasionem Albanensium utilem fore reputo illis qui confines sunt Castellanis predictis’’.

Da questo ulteriore e validissimo documento si desume che questa ondata migratoria di Albanesi verso la Tessaglia fu notevolmente massiccia, tale da produrre, anche per motivi logistici, trasmigrazioni in altre aeree della Grecia.

A favorire tali trasmigrazioni fu senza dubbio la peste nera che, tra il 1347 e il 1348,  si è propagata in tutte le regioni dell’Impero Bizantino. In Attica e nel Peloponneso circa la metà della popolazione indigena fu decimata da questo flagello.

Intorno al 1370 gli Albanesi cominciarono ad infiltrarsi nella Beozia, nella Locride e nell’Attica, accogliendo soprattutto l’invito rivolto a loro dal Ducato Catalano di Atene e Tebe per ripopolare e rinsanguare quelle terre devastate.

Faro luminante è da considerare la ricchissima documentazione depositata nell’Archivio della Corona Aragonese di Barcellona che, nello specifico, illustra con chiarezza il fenomeno immigratorio albanese in quelle regioni che Rubiò y Lluch nei suoi Diplomatari così riporta:



Diplomatari de l’Orient Català

Lo Rey d’Aragò, a Nos es estat suplicat que volguessem atogar a tot Grech et Albanès qui vulla venir en lo Ducat de Athenes que sia franc per II anys. (Doc. DXXXVI pag.583)

Chiamiamo tutti i greci e gli albanesi che vogliono venire a stabilirsi nel ducato di Atene, concedendo loro per due anni i privilegi dei Franchi.





Diplomatari de l’Orient Català

                                                                                                             Saragossa, 31 abril 1381                                                                                                             



Pere III escriu al comte de Demetriade i als Albanesos sotmesos seus agraint-los llur defensa dels Ducats, i participant-los el nomenament de Rocaberti.

En Per etc. als noble amat e feels nostres lo comte Mitra et tots altres Albanenses habitant en lo terme de la Allada, salut e dilecciò. Plenament som informats que vos e tota l altra bona gent vostra axì com a bons e leals vassals nostres e amants la honor de la nostra corona, havets defensat los ducats nostres de Athenas e de la Patria e tots los castells e terres de nostre così Don Luis de Aragò contra los Navarros e altre enemichs nostres, la qual cosa vos grahim molt e us entenem fer gracia e mercé, confiants que ad aquì avant continuaret be e leyalment lo nostro servey. E com nos de present trametam als dits ducats lo noble e amat conseller nostre mossen Philip Dalmau vescomte de Rocaberti axì com a vicari e regidor dels ducats nostres ab plen poder, per co us dehim e manam que l dit vescomte rehebats e tingats per vicari e lochtinent nostre  e a ell obeescat e ajudets contra los dits Navarros e altres enemichs nostres, e en totes altres coses axì com a la nostra persona. E noresmenys donats fe e creença a tot ço que l dit vescomte vos dirà de part nostra, certificants vos que nos havem fet manament al dit vescomte que a nosaltres tenga en bona pau e concordia axì com a feels e amats vassalls nostres.

Dada en çaragoça a XXXI dies d abril en l any de la nativitat de Nostre Senyor MCCCLXXXI.

Rex Petrus

 Arx. Cor. Aragò, reg. 987, f. 177



Iniziò così l’espandersi delle popolazioni albanesi, agevolati nelle acquisizioni di terreni e di diritti, in altre vaste aree, sia come forza di lavoro che militare. La loro fama di essere ottimi guerrieri a cavallo e, non di meno, diligenti nell’arte della pastorizia e dell’agricoltura, venne ben presto conosciuta e in seguito apprezzata dai Paleologhi e dai vari potentati europei signoreggianti nel medio evo gran parte della Grecia.

E’ generalmente noto fra gli studiosi bizantini e greci che i despoti del Peloponneso favorirono la colonizzazione delle loro terre da parte degli Albanesi e questo fin da quando imperava Manuele Cantacuzeno (1350). Questo sicuramente fu dovuto dalle seguenti cause: incremento demografico e soprattutto relativamente la salvaguardia dell’aspetto rurale; la disgregazione dell’agricoltura e della pastorizia dovuta dalle lunghe guerre con i Latini, le rivolte civili, le incursioni dei turchi e maggiormente la peste nera, di cui già si è fatto cenno, che ha flagellato la Morea nel 1347 e nel 1383. A tal proposito Manuele Paleologo, nell’Orazione funebre dedicata al fratello Teodoro, così scrisse: “I nuovi arrivati si insediano in contrade desolate, molte di quelle sono spesso rifugio dei briganti. Nelle mani di esperti agricoltori, esse saranno diversamente piantate” (V. PANAYOTOPOULOS, Πληθυσμός καί οικισμοί της Πελοποννήσου (13ος - 18ος αιώνας), Athènes 1985)



I Paleolohi, inoltre, aspiravano alla formazione di una milizia atta a difendere il paese contro i nemici stranieri, in particolar modo i Veneziani e i Turchi e quelle frange di elementi locali che turbavano il Potere Centrale. Fin dalla metà del XIV secolo Manuele Cantacuzeno utilizzava le milizie albanesi, ma non si trattava ancora di una problematica colonizzazione massiva. Essa avvenne sotto il despotato di Teodoro, precisamente tra il 1404 e il 1406, allorquando gli emigrati albanesi raggiunsero il numero di 10.000. Tuttavia non ci è dato sapere se si trattasse di uomini atti alle armi o di famiglie.  PANAYOTOPOULOS, ibidem, 78 et suiv.  PANAYOTOPOULOS, ibidem, 81.

Grande rilievo assume la notizia attinta dagli Annali Veneti del Provveditore  Generale Stefano Magno, che numera gli Albanesi nel1453 nel Peloponneso a 30.000 unità. (ZAKYTHINOS, Despotat, II, 3. 8. ZAKYTHINOS, Despotat, II, 32. 9. ZAKYTHINOS, Despotat, II, 33. 10. PANAYOTOPOULOS, ibidem, 94. 11. Ibidem, 95. 12. Cf. ZAKYTHINOS, Despotat, II, 33.)

La maggior parte di questa popolazione si diresse verso L’Arcadia fino a Karytaina, Tegea e quei luoghi oggi denominati Lusi e quindi proseguendo verso l’Acaia, l’Elide l’Argolide e la Messenia. (ZAKYTHINOS, Despotat, II, 32 12).

Secondo lo storico greco Panayotopoulos, gli albanesi nel Peloponneso si  insediarono nelle regioni montagnose, abitando in piccoli villaggi liberi, distanti da città o da località fortificate, che non superavano il numero di 10 famiglie. (PANAYOTOPOULOS, ibidem, 94.)

Essi erano addetti principalmente all’agricoltura e alla pastorizia, altri, con regolari contratti, lavoravano le terre a mezzadria nei grandi latifondi. Tuttavia, molti di loro, venivano reputati  ottimi guerrieri e cavalleggeri, mercenari di fama in tutta la Grecia: gli Stradioti, i quali ben presto, grazie alla loro destrezza, ottennero dai vari signori onorificenze terre e denari, dando vita, così, ad una casta di feudatari a sé. Mnemeia hellenikes historia, K. Sathas vol. IV pag. 77.

Tale tematica verrà ripresa in un altro scritto essendo le argomentazioni più o meno vaste. Secondo Zakythinos, le milizie albanesi, non integrate nelle truppe regolari dell’esercito dei Despoti, erano sottoposte all’autorità dei loro capi. ( Vedi Paolo Bua, Colcondila Clada, Thomaso Lusi eccc..)  ZAKYTHINOS, Despotat, II, .

Con tutto ciò, nel corso degli ultimi anni di vita del Despotato e gli anni della resistenza veneziana, molti capi Albanesi si resero illustri nelle guerre contro i nemici dei signori Bizantini, occupando posti di rilievo nell’esercito dei despoti. Di conseguenza, si manifesta chiaramente la determinazione degli Albanesi che nel 1453 si sollevarono in rivolta contro il Despotato e le signorie locali, evento considerato come il culmine dell’antagonismo tra Greci ed Albanesi. Tutto ciò fu dovuto, senza dubbio, alla disintegrazione dell’autorità centrale nel Peloponneso e allo sfruttamento, soprattutto fiscale, da parte del Despotato e delle signorie greche. Sicuro è che, con la grande rivolta del 1453, gli Albanesi intendevano fondare un principato proprio dopo aver espulso i greci. 14. W. MILLER, Oi ηγεμόνες χής Πελοποννήσου, Νέος Ελληνομνήμων 21 (1927), 298.

Una interessante scoperta recente fatta dal Prof. Leandros Vranoussi, membro dell’Accademia e dell’Istituto di Ricerca per gli Studi Bizantini di Atene, ha messo in luce alcuni documenti bizantini, risalenti agli anni 1436-1451 dove si annoverano nomi di capi famiglia Albanesi stanziatisi nel Despotato di Morea e da esso sottoposti al pagamento dei tributi. Questa tassa dovuta al Potere Centrale viene identificata con il nome di “floriatikon” o capitoli e fondi destinati all’Examilion. Due sono i katun ossia paesi o villaggi abitati dagli Albanesi debitori che vengono citati nel documento: Palumbi e Zoga. Secondo il Panayotopoulos queste località dovrebbero trovarsi in Arcadia e precisamente nei pressi di Karithina e Lusi. Nel documento, inoltre, si evidenziano i nomi dei capi famiglia come : Zoga, Pellumbi, Suli, Dara, Conto, Sarachini, Andreas, Lata, Dragza, Damiza e altro.

Riporto un frammento del documento ritrovato dal prof. Vranoussi:

1.       Horismos du despote Thomas Paléologue

2.       ορισμός (Ι, 1. 23) [novembre], indiction [15]

3.       [fr, colonne A] [1451]

4.       f Τη έμφαν[εία τ]ου παρόντος ορισμού τ(ης) βασιλεί(ας) μου διοριζόμεθα/2 ώς άν υπ[αρ]χωσιν οΐ από τού κύρ Κώντου του Παλούμπη/3 της Κατοΰνης, δ τε Γκίνης ό δ(οϋ)λος τού Δούκα, Γ(ε)ώργ(ιος) ό Λό-/4 πεσις όστις εκεί σε, Μπούρα(ς) ό Λόπεσις ?κείσε, Με-/5 γξας ο Λόπ[ε]ο/ης έκεϊσε, Τάδος ο Γολέμης έκεϊσε,/6 Γεώργ(ιος) ό Γολέμης έκεϊσε, Μουρίκης ό Πεντένης εκείσε,/7 Βλάσιος Q Παλούμπης έκεϊσε, Μιχαήλ ό Παλού-/8 μπης έκεϊσε και "Αγγελος ό Παλούμπης όστις ένει/9 άπο τού Πούμπα καί Πέτρος ό Πούμπας έκεϊσε·/10 Ανδρ(έας) ό Λόπεσις όστις ενι άπο τού Παλούμπη και αύτ(ός)·/11 Σαρακίνη[ς] ό Μπέτζης όστις ενι έκ τού Κομ... και Μπρα-/12 της ό Τρούσας όστις ενι είς τού Τρούσα και Λάζαρος/13 ό Ζώγας, όστις ενι εις τού Ζώγα και Δήμ(ας) ό Φίλιας/14 όστις ενι είς τού Φίλια, ελεύθεροι και ασύνδοτοι της/15 δόσεως τού φλωριατικού αυτών και ουχ ειίρωσ(ιν) παρά τι-/16 νος των εξυπηρετούντων την τοιαυτην άπάρτησ(ιν)/17 τού φλωριατ(ικ)ού την τυχούσαν έπήρειαν ή διασεισμ(όν) ou-/18 χε ÇQ-ÇJ τού ένεστώτος χρόνου τοΰ φλωριατ(ικ)ού αυτών où/19 είς το εξής αλλ' υπάρχωσ(ιν) πάντη ελεύθεροι και άναπαί-/20 τη[τοι] ώς άπαξ εύεργετηθέντες τούτο παρά τής βασι-/21 λεί(ας) μου δια τού ότι όφείλωσ(ιν) έκδουλεύειν τός βασιλεί(ας)/22 μου μ(ε)τα άλογων και άρμ(ά)τ(ων) αυτών ένθα άν όρίζοντ(αι)· και είς/23 τήν περί τούτου δήλωσ(ιν) έγένετο και ό παρών ορισμός/24 τής βασιλεί(ας) μου, μηνί [vacat], (ίνδικτιώνος) [vacat]. [ipsa manu)/^ fév μην(ί) Νοε(μ)6ρ(ίω) κθ', (ίνδικτιώνος) ιε', έπαράδωκα έγώ Γεώργ(ιος) ο Λό-/26 πεσις την αυθ(εντίαν) μου τ(ον) Κώντο (νομίσματα) ρκθ'(και ήμισυ) εις τ(ον) πλάταν(ον)/27 fçv μην(ί) Νοε(μ)6ρ(ίω) ιζ' επαράδωσα έγώ Γεώργ(ιος) ο Λώπεσις/28 τ(ον) αυθ(έντην) μου τον Κωντ(ον) (νομίσματα) σιη'/29 του κ(α)τά πάντα τ(ης) ... άντιλή(ψεως) Γεωργ(ίου) γραμματ(ικ)οΰ τού Ιερακαρι/30ου από... χεσ.. δπερ ενε είς δύναμίν μου.../31 όριζε μ(ε) να σε δουλεύω ώσπερ ϊδιόν/32 μου καλόν, και οΐ χρόνοι της άντιλή(ψεως) σου πολλοί και καλοί.

Conclusione

Ho ritenuto opportuno pubblicare solo una parte della Nobile Storia degli Albanesi in Grecia in età medievale e, con precisione quella in cui popolazioni dall’Albania si trasferirono in Tessaglia per poi essere invitati a divenire colonizzatori dell’Attica Catalana e del Despotato della Morea Bizantina, omettendo la più vasta cronaca riguardante gli Albanesi nei possedimenti Veneti. Molti sono i documenti e le pubblicazioni, soprattutto riguardo la tematica veneta, per questo motivo ho deciso di scindere la trattazioni in due parti onde evitare distrazioni e disinteresse da parte del lettore.







Altre fonti documentali e bibliografiche.





Alain DUCELLIER, Les Albanais dans l'empire byzantin: de la communauté à l'expansion 17-45, in ΟΙ   ΑΛΒΑΝΟΙ ΣΤΟ ΜΕΣΑΙΩΝΑ, Atene 2015

Rubio y Lluch,( Diplomatari de l’Orient Català pag. 160)

( Cantacuzeno Historia Libro 10 cap. 6).

 Rubió y Lluch, La Població de Grècia catalana en el XIVen segle, Barcellona 1933, pag 22.

Rubio y Luch, Navarros, p.220 Cf.doc. CDLXXXIX

V. D.A. Vaccaro, Albanesi in Grecia nel protomedievo. Esegesi storica attraverso fonti Bizantine e Cipriote in La Voce dell’Arberia. 2017



Era.L. Vranoussi, Era L. VRANOUSSI, Deux documents byzantins inédits sur la présence des Albanais dans le Péloponnèse au XVe siècle 293-305 in  ΟΙ   ΑΛΒΑΝΟΙ ΣΤΟ ΜΕΣΑΙΩΝΑ, Atene 2015










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